Il sacro cuore e la visitazione

Si può decisamente affermare che i Santi Fondatori della Visitazione siano stati antesignani e precursori della devozione al Sacro Cuore di Gesù. La storia dell’Ordine lo conferma.
Infatti già il 10 giugno 1611, appena a un anno dalla fondazione e 62 prima delle Rivelazioni a S. Margherita Maria Alacoque, religiosa della Visitazione a Paray-le-Monial, il Santo scriveva alla Fondatrice: “Ho dunque pensato… che dobbiamo prendere come nostro stemma un unico cuore trafitto da due frecce, circondato da una corona di spine; un povero cuore che fa da incavo a una croce che lo sormonterà, e porterà incisi i sacri nomi di Gesù e Maria”.

E ancora nella stessa lettera: “…la nostra piccola congregazione è davvero un’opera del Cuore di Gesù e di Maria. Il Salvatore morente ci ha generati dalla ferita del suo Sacro Cuore; ed è quindi giusto che il nostro cuore, attraverso un’assidua mortificazione, resti sempre circondato dalla corona di spine che posò sulla testa del nostro Capo finché l’amore lo tenne inchiodato al trono dei suoi dolori mortali”.
Quasi a conferma della grande devozione di san Francesco di Sales al Sacro Cuore di Gesù, così troviamo scritto in Année Sainte: “San Francesco di Sales ogni giorno si ritirava spiritualmente in una delle sacre Piaghe di nostro Signore Gesù Cristo, cominciando e terminando la settimana nel sacro Costato e nel Cuore del Salvatore”.
Anche la dottrina della santa fondatrice, santa Giovanna Francesca di Chantal, è in perfetta sintonia, così che ella può definire la sue religiose: “Figlie del Cuore di Gesù”, e le assicura che se “saranno molto umili e fedeli a Dio, avranno il Cuore di Gesù, loro Sposo crocifisso, per dimora e soggiorno”.

Il Salvatore stesso volle confermare la vocazione speciale dell’Ordine rivelando il suo Sacro Cuore con diverse apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque. Scelse questa religiosa e l’Ordine della Visitazione per far conoscere al mondo il suo amore infinito verso gli uomini e per riparare le offese al suo Cuore.
Nel 1689 santa Margherita Maria scrive: “Questo tesoro d’amore (il Sacro Cuore) è un bene comune al mondo intero e tutti ne hanno diritto… in questo momento si dona in modo speciale alle figlie della Visitazione, perchè sono destinate a onorare la sua vita nascosta”.

Margherita Maria Alacoque insegna che il vangelo è rivelazione dell’Amore di Dio e chiamata alla riconoscenza, che si manifesta aderendo più fortemente alla Persona del Salvatore partecipando ai suoi sentimenti e alla sua missione, preoccupandosi della salvezza di tutti gli uomini.

Alla sorgente di questa ricerca è il Vangelo, che ci fa conoscere l’amore di Dio e l’Eucaristia, che con la Riconciliazione è il sacramento di questo amore offerto e ricevuto.
Il culto del Cuore di Gesù ha dato origine a molte vocazioni e vie di Santità. Certamente non è “obbligatorio”. Ma l’accoglienza dell’amore di Dio in questa forma o un’altra, fa parte integrante della vocazione cristiana.
“Nessuno può misurare le meraviglie dell’Amore di Dio” dice san Paolo. Possano queste pagine ravvivare nel cuore dei lettori il desiderio di conoscerle più profondamente.

Il cuore aperto sulla croce è per la Chiesa la base profonda del culto al Cuore di Gesù. Se l’apertura del costato è la manifestazione suprema dell’amore di Cristo, non può, tuttavia, dispensarci dall’andare incontro a questo Cuore quale si rivela già durante tutta la sua vita terrena: cuore vivo, cuore che ama.

Dal momento dell’Incarnazione il “Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria” vive.
Scopriamo la sua azione misteriosa ma reale, quando al saluto di Maria alla cugina Elisabetta, questa profetizza nello Spirito Santo.  Si devono leggere i Vangeli per scoprire nella vita pubblica di Gesù la molteplici manifestazioni del suo cuore: cuore che ha pietà, che compatisce, che esulta di gioia, che ammira, che è ferito, che prova timore; ma soprattutto, è un cuore che ama appassionatamente. Un cuore che ama il Padre, suo Padre. Un cuore che ama gli uomini, suoi fratelli: “poiché aveva amato i suoi…li amò fino alla fine” (Gv. 13,1).